Verona, “cassaforte” della mafia

14/04/2016 - www.vvox.it

L’Osservatorio della legalità ha presentato il primo rapporto sulla criminalità organizzata. I nomi, le date e i numeri di un’infiltrazione silenziosa

A lanciare il sasso nello stagno a fine marzo dello scorso anno, era stata Rosy Bindi (in foto). Le dichiarazioni della presidente della commissione parlamentare antimafia avevano suggerito di non sottovalutare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose a Verona, in particolare quella della ‘ndrangheta. La Bindi aveva affermato che in base a quanto emerso dall’inchiesta “Aemilia” e da alcune vicende giudiziarie che hanno riguardato amministratori del Comune di Verona (come ad esempio l’ex vicesindaco Vito Giacino, attualmente in appello), avrebbe valutato la possibilità di istituire una commissione per l’accesso agli atti dell’ente. Di questa ipotesi si era già parlato nel 2014, ma non aveva avuto alcun seguito. L’idea era stata definita “strampalata” dal sindaco Flavio Tosi, il quale aveva fatto presente che né lui, né altri membri della sua amministrazione erano stati indagati per reati di mafia.

Di tutto questo si è occupato in questi giorni l’Osservatorio civico per la legalità, che ha presentato il primo rapporto su “mafia e illegalità” al Monastero del Bene Comune di Sezano, sulle colline veronesi, presso la comunità dei padri Stimmatini. Sulla vicenda sono intervenuti a più riprese il capogruppo del Pd in consiglio comunale Michele Bertucco, i parlamentari veronesi, i dem Alessandro Naccarato e Vincenzo D’Arienzo. Questi ultimi due hanno citato la risposta pervenuta dal ministro dell’Interno Angelino Alfano ad una loro interrogazione, secondo cui il rischio delle infiltrazioni criminali all’interno di alcune aziende, tra le altre Gri.Ka Srl e la Nico. Fer Srl, induce a pensare ad una «presenza della ‘ndrangheta nella provincia di Verona».

Il prefetto Mulas, d’altronde, ebbe a dire che «le organizzazioni criminali usano Verona come cassaforte. Il movimento terra, la progettazione, sono i settori dove la malavita organizzata punta a infiltrarsi». E lui non se n’é stato con le mani in mano. Dopo aver istituito una commissione di lavoro specifica, ha disposto una serie di interdittive anti-mafia (misura a carattere preventivo che prescinde dall’accertamento di singole responsabilità penali) nei confronti di alcune aziende veronesi. Nel caso di una tabaccheria si è scoperto anche un collegamento con un clan di Brancaccio a Palermo. Un’altraè stata emessa nei confronti di titolari di locali sul Lago di Garda, sempre per tutelare il territorio veronese da tentativi di infiltrazione. Dal 2011 sono stati bloccati 100 milioni di euro di finanziamenti pubblici.

Un richiamo, dopo quello del prefetto, è giunto anche dal procuratore della Repubblica Mario Giulio Schinaia, secondo il quale Verona «è un luogo in cui lavare il denaro diventa facile ed è perciò un terreno fertile per le mafie». Secondo quanto riportato nella Direzione Investigativa Antimafia, relativa al primo semestre 2015, tra le provincie di Verona e Vicenza opererebbero le seguenti ‘ndrine calabresi: Dragone e Grande Aracri (Crotone), Papalia-Italiano di Delianuova (Reggio Calabria), Anello-Fiumana di Filadelfia, Morabito-Pangallo-Marte di Africonuovo (Reggio Calabria), Pesce di Rosarno (Reggio Calabria), Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria). La provincia di Verona ha registrato anche la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata pugliese che sono stati arrestati in città e in provincia. In base a quanto emerso nell’inchiesta giudiziaria gli interessi delle cosche si concentrerebbero in particolare nel settore dell’edilizia, dei trasporti e delle attività collegate al turismo e alla ristrutturazione.

C’è poi il capitolo delle discariche abusive. L’indagine più rilevante è partita dopo l’estate del 2015 da parte della polizia stradale di Verona che aveva iniziato una serie di controlli sui camion intestati a una ditta di Crotone, operante in Veneto, adibiti al trasporto di rifiuti speciali provenienti dalle Provincie di Vicenza, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia. Le verifiche hanno consentito di scoprire decine di aree utilizzate come discariche abusive, dove veniva sversato e sepolto ogni tipo di rifiuto, comprese centinaia di metri cubi di materiali pericolosi contenenti aminato, cromo, nichel. Molto rilevante il giro d’affari scoperto e forti i sospetti di inquinamento ambientale, in particolare della falda acquifera di Ronco all’Adige. A seguito dell’inchiesta della postale di Verona sono state denunciate 19 persone accusate di trasporto e smaltimento illecito di rifiuti residenti nelle provincie di Milano e Verona e sono state sequestrate 8 aziende disponendo sanzioni amministrative per circa 300 mila euro.

Un intervento storico e senza precedenti da parte della procura nazionale antimafia è rappresentata dall’operazione “Aemilia”. L’inchiesta ha portato all’emissione di 117 misure di custodia cautelare che hanno portato a 224 rinvii a giudizio per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissioni di fatture per operazioni inesistenti. Un’appendice dell’inchiesta “Aemilia” ha riguardato anche la provincia di Verona dove sono stati inquisiti personaggi calabresi trapiantati nei paesi di Arcole, Montechia di Crosara, Oppeano e Roverchiara. A un promotore finanziario è stato contestato un presunto ruolo di prestanome per aprire conti correnti riconducibili al clan del boss Nicolino Grande Aracri. In un’altra inchiesta denominata “Kyterion” sono stati rinviati a giudizio 16 imputati. Dei rapporti tra i personaggi sospettati di essere vicini o contigui alla criminalità organizzata si è occupato Report, la trasmissione condotta da Milena Gabanelli. Uno strascico lo si vedrà il prossimo 23 giugno davanti al gip Laura Donati. Il numero dei beni sequestrati dimostra due cose: che la malavita organizzata è ben radicata e che lo Stato , fortunatamente, è presente.

Francesco Prando

Author: libero vicentino

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