NERI PER CASO

Di Gianni Tirelli

Senza volere addentrarmi nello specifico, sugli ultimi accadimenti di stampo razzista e xenofobo di questi ultimi giorni, mi limito ad esporre il mio personale pensiero sulle ragioni, i perché e le pulsioni che vanno ad innescare tali aberranti comportamenti.

La solidarietà, è il sentimento più alto della sfera umana, senza la quale, nessun società può ritenersi tale.

La solidarietà ci rende uguali di fronte al mistero della morte, liberandoci da ogni stupido ed effimero concetto di superiorità sociale, differenza etnica e discriminazione.

La solidarietà è fratellanza e passione; mutuo scambio, tradizione e diversità, valori fondamentali delle grandi civiltà del passato.

La solidarietà è aggregante e rigenerante. Scava nel fondo del nostro cuore per farci dono di nuove emozioni e sensazioni, dentro una dimensione ultra-terrena dove, tutti insieme, pacifichiamo le nostre ansie e paure, per affrontare, con la serenità e la consapevolezza dell’uomo ragionevole, il breve viaggio della nostra esistenza.

Niente al mondo, è in grado di produrre un tale appagamento sensoriale e spirituale e sublimare le vere, ragioni della vita. La solidarietà unisce sotto la sua calda ala, tutte le speranze degli uomini, mitigando le loro debolezze e la fatica, allontanando paure e solitudine e, scoraggiando gli eccessi della nostra vanità. Il cristianesimo (all’opposto del cattolicesimo), affonda le sue radici nel supremo valore della solidarietà – un sentimento, senza il quale, nessun individuo al mondo, potrebbe definirsi uomo. La solidarietà è un collante – una amalgama, spirituale che cementifica fra loro, in un unico blocco, tutti i bisogni, i sogni e le speranze dell’umanità, per guardare al domani con la necessaria serenità, uniti dalle comuni certezze. Quella società che non coltiva il sentimento della solidarietà, è come un grande cesso dove tutti (cittadini e rappresentanti,) assolvono ai loro bisogni fisiologici, ma nessuno tira l’acqua.

La strage razzista di senegalesi a Firenze per mano di un fanatico, squilibrato e cornuto, è solo l’ultima di una infinita lista di tragedie, imputabili all’arroganza, all’ignoranza, alla protervia, alla supponenza di un branco di cialtroni impotenti che sulla demonizzazione del diverso hanno improntato le loro bieche campagne politiche/elettorali, fomentando l’odio e inneggiando all’eugenetica nazista – gente partorita dal buco del culo di un liberismo demente e che, oggi, tiene sotto scacco il nostro vituperato paese.

Oscuri figuri avulsi da ogni significativo impulso di carità cristiana e di comprensione delle circostanze – schiavi del proprio ego e vittime di mostruosi complessi di inferiorità, perennemente riversi alla soddisfazione di debolezze, dipendenze psicologiche e irrefrenabili perversioni.

Sono i Grandi Diseducatori frustrati di quest’epoca nefasta, asserviti al potere del Maligno, a fronte del quale, hanno mercificato la loro anima e il futuro delle nuove generazioni. L’odio razziale è la risultante di una particolare/speciale forma di invidia infantile (retaggio adolescenziale e immaturità), nei confronti di individui diversi da noi, per dignità, forza, capacità di adattamento e coraggio; il rifiuto arbitrario, derivante dall’incapacità di accettare ciò che non comprendiamo e che reputiamo in totale antitesi con le nostre abitudini; l’ignoranza che si fa ideologia.

Diversamente da noi, questi “sporchi negri”, migranti e clandestini, conoscono bene il valore della vita, il sentimento dell’umiltà, la necessità del dolore e il significato della preghiera. Gente che lavora duro, in silenzio e senza lamentarsi mai, con metodo, continuità e il sorriso sulle labbra. Sono rispettosi, educati, ironici e determinati. Si adattano alle circostanze, accettando la loro momentanea condizione, come un percorso necessario e catartico.

Sono nati e cresciuti nel dolore e nelle difficoltà e la loro forza morale e dignità, sono a dir poco impressionanti. Spesso sono prestanti, forti, coraggiosi, e l’indomita speranza di una nuova vita, più giusta e dignitosa, scandisce ogni attimo della loro quotidianità che accettano come un destino ineludibile, esimendosi da ogni attenuante di sorta e autocommiserazione.

Il loro bagaglio umano ed esistenziale, dovrebbe essere tutelato dai beni culturali e, in forma di testo, reso obbligatorio, a scopo didattico, nelle scuole. Sono portatori di energia pulita – l’ORO NERO che non brucia, che non contamina e che non finisce! Ed é sulla forza delle loro braccia e caparbietà che le nazioni occidentali possono ancora contare e sperare in un domani migliore, mentre noi, comodi e rincoglioniti dalla modernità e intorpiditi da mille debolezze e dipendenze, non siamo più in grado di provvedere alla nostra sopravvivenza.

In cambio vorrebbero (se non fosse chiedere troppo), un pò di rispetto, umano e cristiano. Ma di quale rispetto potranno mai avvalersi se l’esempio che viene dall’alto é di razzismo e xenofobia? Questa gente può contare solo su se stessa e sull’appoggio compassionevole di noi ultimi romantici. Noi occidentali, non siamo che l’ombra sbiadita del concetto di vita e di verità, e dovremmo condividere con questi popoli ancora integri, la loro integrità morale, la volontà, la forza e la capacità di essere e di amare. Possiamo solo invidiarli! I sorrisi smaglianti e commoventi di bambini senza pane e senza acqua e, di altri, affetti dalle più diverse patologie da denutrizione e di natura igienico-sanitarie, sono il prodotto miracoloso di una filosofia dell’anima, applicata al quotidiano dove, la convinzione naturale e logica di un altro mondo, giusto e ricco di promesse, edulcora e sdrammatizza ogni avversità terrena, fino ad accettarla come necessaria.

Questo perché, la loro condizione (qualunque sia), non prescinde mai dalla Fede essendo, l’una, complementare all’altra. La fusione di due metalli, in una lega inossidabile e indissolubile, impermeabile ad ogni paura e debolezza. Noi, diversamente, oberati da comodità invalidanti e concentrati a tempo pieno, sui modelli di un’esteriorità effimera e voluttuaria, abbiamo tradito i presupposti stessi dell’esistenza, snaturando la nostra funzione primaria di servi del mistero, per precipitare dentro il buio della nostra stupidità. La xenofobia e del resto il razzismo non sono, che il prolungamento di una profonda infelicità di base, a tal punto frustrante, da rasentare la disperazione.

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