Sgominata dai carabinieri la holding napoletana che svuotava le aziende del Nordest in crisi

28/03/2011 – Dal Mattino di Padova

Operazione dei carabinieri di Padova con arresti e perquisizioni in tutta Italia. Presi i vertici del Gruppo Catapano: svuotava società e le faceva fallire. In manette il fondatore Giuseppe Catapano più altri tredici.

Il fallimento Peruffo all’origine dell’indagine

I vertici di una holding che ”svuotava” aziende in crisi nel Nordest con guadagni milionari e relativa sottrazione di denaro ai danni di creditori e dell’Erario sono al centro di un’indagine dei carabinieri di Padova che stamane hanno operato 14 arresti e compiuto diverse perquisizioni. Il gruppo, secondo quanto accertato dalle indagini, aveva base in Campania. Le perquisizioni sono avvenute in tutta Italia e in particolare nelle provincie di Padova, Caserta, Milano, Napoli, Pisa, Pistoia, Salerno e Siena, nei confronti di vertici e gregari della holding Gruppo Catapano di Napoli.

Primo degli arrestati è Giuseppe Catapano, 46 anni, di Ottaviano (Napoli), fondatore della holding e attualmente neorettore dell’Università Popolare degli Studi di Milano e presidente della fondazione non-profit Ope (acronimo di Osservatorio parlamentare europeo) con sede a Roma.

Di spicco nell’ambito della presunta associazione a delinquere è anche la figura di Alessandro Cassioli, 50, arrestato a Cascina (Pisa), responsabile commerciale del Gruppo. In manette pure Luca Montanino, 36 anni, di Palma Campania (Napoli), consulente dell’azienda. Commercialista e socio fondatore di Ope, Cristoforo Gammone – 47 anni, anche lui di di Palma Campania e arrestato – è considerato il referente per l’estero del Gruppo.

In manette anche un avvocato, Elio Buonaiuto, 63 anni, di Ottaviano (Napoli). Socio fondatore dell’Ope, per i carabinieri ha prestato la sua assistenza legale per difendere i componenti del Gruppo Catapano, per rassicurare i clienti e assistere i prestanome. Destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere Bruno Rizzieri, 47 anni, di Castelvoturno (Caserta), considerato il luogotenente di Giuseppe Catapano.

Arrestate infine altre otto persone, tutte considerate prestanome per varie società e tutte di Mondragone (Caserta). Si tratta di Emilio Giuliano Pagliaro, 36 anni; Carmine Gioacchino Balzano, 35 anni; Giuseppina Fiorella Contestabile, 52 anni; Maria Rosaria Grippo, 43 anni; Antonio Loffredo, 45 anni; Anna Maria Pistillo, 28 anni; Salvatore Cascarino, 28 anni; Irene Migliore, 43 anni.

Nel corso dell’operazione sono stati compiuti anche degli accertamenti nei confronti di professionisti. L’ipotesi al centro delle indagini, avviate circa un anno fa dal sostituto procuratore Paola De Franceschi, sono di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, truffa e reati connessi al falso nella gestione di aziende sull’orlo del fallimento. I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari Paola Cameran.

L’organizzazione prospettava piani di ristrutturazione aziendale a società del Nordest in crisi, ma anziché sanare le ditte, manlevava fraudolentemente i clienti da responsabilità in ordine a debiti e passività contratti, facendoli transitare su ditte inesistenti, e trasferiva gli attivi e i beni aziendali in altri enti neo costituiti, in modo da evitare di versare il dovuto a Fisco e creditori. Il tutto, in cambio di significativi compensi, per procedure che comportavano comunque il fallimento delle imprese e l’abbandono degli imprenditori al loro destino. Setacciati anche studi di notai e avvocati compiacenti, oltre che delle “teste di legno” del gruppo criminale.

“Si è trattato di un’attività investigativa complessa e unica nel suo genere in questo territorio – ha spiegato il colonnello dei carabinieri Renato Chicoli – Un’attività che ha portato alla decapitazione di questa holding che fingeva di salvare le aziende in crisi e in realtà lucrava proprio sulla crisi”.

Tra le aziende coinvolte ci sono la società Ares Srl di Este, la ditta Confezioni Maglieria Rosanna con sede a Rubano, la Paolo De Nicola Spa con sede a Cittadella, la Emmepi Costruzioni Generali Sas con sede a Maserà e la società Zetatre Srl di San Giorgio in Bosco. Non in provincia di Padova, poi, il Centro Pulitura Metalli di Ceggia (Venezia), la Talmec di Vignola (Modena) e la Eurologis di Chieti.

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28/03/2011 – Dal Mattino di Padova

Gruppo Catapano, ecco come avvenivano i fallimenti pilotati

Ecco il “modus operandi” scoperto dai carabinieri di Padova che utilizzava la holding per svuotare le aziende in crisi e portarle al fallimento.

Ecco il “modus operandi” del Gruppo Catapano, scoperto dai carabinieri di Padova, e che ha portato all’operazione con l’arresto di 14 persone, tra cui il fondatore Giuseppe Catapano.

In pratica il gruppo, attraverso dei referenti locali, proponeva alle aziende del Nordest in difficoltà a causa della crisi economica dei progetti di salvataggio, ottenendo così dei significativi compensi. Le trattative ancora in corso sono numerose e molte altre sono già state concluse, con le stesse modalità operative – specialmente per quelle che hanno iniziato i contatti con il gruppo a partire dal 2008 – che hanno portato al fallimento della Ares Srl di Este.

Invece, le società che hanno avuto contatti recenti con il gruppo, risultano per lo più “inattive o cancellate”, trasferite in località remote, presso domicili inesistenti o presso società di domiciliazione (mail boxes), in attesa degli eventi o, meglio ancora, in attesa che trascorra il periodo previsto per legge per evitare il fallimento (un anno dalla comunicazione della cessazione dell’attività), presupposto essenziale perché l’operazione possa ritenersi conclusa con “successo”, sia per gli imprenditori utilizzatori del  servizio – che evitano così di onorare gli impegni presi verso i creditori e in particolare verso il fisco – sia per gli indagati che possono incassare senza problemi il compenso pattuito dilazionato nel tempo.

I contatti vengono gestiti sul territorio dai vari “coordinatori”, i quali hanno il  compito di presentare l’azienda al responsabile commerciale del gruppo, fungendo da semplici mediatori. Di regola, si tratta di persone che operano nel settore della “mediazione creditizia”, regolarmente iscritti all’albo, alle quali, nel momento in cui parte il progetto, viene riconosciuta una parcella, di regola fatturata dalla società Letimat Sas.

La soluzione proposta alle società in difficoltà è sempre la stessa: la sostituzione dell’amministratore unico con un nuovo soggetto indicato dal Gruppo Catapano; la redazione contestuale di un verbale di assemblea straordinaria della società, in cui l’amministratore pro tempore afferma di rinunciare a ripianare i debiti e di lasciare tale incombenza agli amministratori subentranti i quali, sulla carta, assumono la carica di legali rappresentanti; la modifica della denominazione sociale della società; il trasferimento della sua sede in luoghi prescelti secondo criteri dettati da motivi di opportunità, decisi a priori; il rilevamento delle quote della società, nello stato di fatto in cui si trovano, manlevando da ogni impiccio/responsabilità gli ormai ex titolari delle società i quali, rassicurati dai “mediatori”, iniziano a pagare il significativo compenso richiesto (15% del passivo calcolato con pagamento dilazionato nel tempo fino ad un massimo di 36 mesi).

Si provvedeva poi all’effettivo svuotamento della società attraverso la contestuale costituzione di nuove, di regola due società di capitali. La prima sottoposta al diritto straniero (Srl e Ltd), con amministratori unici indicati dall’imprenditore, il quale provvederà a girare alla stessa gli utili/positività (beni immobili, macchinari di proprietà o in leasing, attrezzature, marchi ed altri cespiti), attraverso operazioni finanziarie curate ad hoc dagli stessi sodali. La seconda italiana, di fatto inesistente, su cui far confluire tutti le debiti/passività. In tal modo, il gruppo illude gli imprenditori di poter continuare a gestire l’attività imprenditoriale senza il peso dei “debiti”. All’interno della nuova società, di regola inglese (Ltd), vengono trasferiti i patrimoni personali e dei garanti (generalmente si tratta di trasferimenti di immobili nell’ambito di operazioni fiduciarie o di trust); Infine vengono creati domicili fittizi cui far recapitare la corrispondenza, successivamente fatta sparire, sia delle società in dissesto, sia della società di nuova costituzione.

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28/03/2011 – Dal Mattino di Padova

Fallimento Peruffo all’origine dell’indagine sul Gruppo Catapano

Nel maggio 2010 un imprenditore di Este finisce in carcere per bancarotta fraudolenta. Da qui ha origine l’indagine dei carabinieri sulla holding che “svuotava” le imprese in crisi del Nordest

ESTE. Arrestato per bancarotta fraudolenta a un anno dal fallimento. Sergio Peruffo, 64 anni, originario di Villa Estense, ma residente a Este in via Argine Restara, le ha tentate tutte pur di mettere al sicuro dai creditori quel che rimaneva del suo capitale. Per fuggire da quel “buco” da un milione di euro è arrivato persino ad aprire una società in Inghilterra, tirando in ballo anche un nipote.

La situazione finanziaria di Peruffo precipita nel baratro della crisi all’inizio del 2009, con il calo verticale degli ordini nella sua ditta Ares, con sede a Este in via Brunelli, specializzata nella realizzazione di trasformatori elettrici. Vista la malparata l’imprenditore ha iniziato a studiare tutti i modi per trasferire altrove i capitali in vista del vicino fallimento, che è giunto inesorabile nel mese di aprile del 2009. La proprietà degli immobili (capannone di Este, capannone di Villa Estense e abitazione di Este) viene così trasferita in una ditta inglese, la Eurogate Ltd. I 15 operai (già da mesi senza stipendi) vengono invece dirottati ad una fantomatica ditta di Milano, la Elettro Srl. Che di fatto non esiste.

Nel frattempo Peruffo sparisce. Inscena una cessione di quote con documenti (poi risultati fasulli) sottoscritti da un socio e usa il nome di un nipote per inserirlo tra gli amministratori della ditta inglese. Nel giro di poco riesce a ridurre il valore della sua azienda ai minimi termini: da 800 mila euro stimati, a poco più di 11 mila. Di fatto la Ares rimane un’azienda senza proprietà e senza dipendenti. Anche i macchinari vengono fatti sparire. Ed è proprio a questo punto che si innesta l’indagine dei carabinieri della Compagnia di Este e dei colleghi della stazione di Carmignano di Sant’Urbano.

Nel corso di un sopralluogo nel capannone di Villa Estense i militari scoprono che è in corso il trasferimento di alcuni macchinari destinati alla vendita “sotto banco”. A fatica iniziano a ricostruire tutto il “sistema” messo in piedi da Peruffo, sembra all’insaputa del commercialista. Sulla base di queste motivazioni il sostituto procuratore Paola De Franceschi ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Author: libero vicentino

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